“Atella Viva” è un progetto dedicato alla tutela, valorizzazione e sviluppo dei beni comuni del territorio atellano, con l’obiettivo di promuovere il cambiamento di un’area afflitta dal degrado urbano.
Attraverso attività educative, culturali e di partecipazione attiva, il progetto coinvolge giovani e cittadini nella riscoperta della propria storia, nell’impegno per la cura del territorio e nella creazione di un futuro più consapevole e responsabile
Contenuti
- Chi siamo
- Atella, città antica
- Studi Atellani
- Concorso Fotografico
- Mappa di comunità
- Schede
- Articoli
- Contatti
Chi siamo
Il progetto “Atella Viva” investe sulla tutela, lo sviluppo e la valorizzazione dei beni comuni per favorire il cambiamento di un territorio afflitto dal disagio urbano.
Il territorio atellano, tra Napoli Nord e Caserta Sud, è fortemente caratterizzato da un degrado ambientale, urbanistico e della vita comunitaria determinato da diversi fattori. Sversamenti di rifiuti tossici da parte della criminalità organizzata; un’urbanizzazione incontrollata, l’abusivismo edilizio e le occupazioni illecite delle case popolari del post terremoto, hanno creato un contesto urbano che senza soluzione di continuità agglomera milioni di persone in pochi kmq, diffondendo l’orizzonte della periferia a macchia d’olio. I beni comuni, di cui pure è ricco il territorio, sono poco noti, deturpati, parte di un contesto semplicemente percepito come indifferente quando non ostile. La frattura della storica dimensione comunitaria del contesto locale, lo sfilacciamento delle reti familiari e solidali naturali, favorisce l’isolamento e la non partecipazione attiva alla vita comunitaria.
Di conseguenza “Atella Viva” focalizza l’attenzione sulla possibilità di contribuire a sviluppare una controtendenza: far conoscere e amare i beni comuni del territorio, riscoprire il senso di appartenenza alla comunità locale, attivarsi per vivere attivamente il processo di trasformazione positivo del territorio.
Il progetto è un iniziativa dell’Istituto di Studi Atellani co-finanziata dal Fondo dell’Osservatorio Nazionale per il Volontariato – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (ex legge 266/1991)
L’associazione di volontariatoIstituto di Studi Atellani propone un intervento che realizzi un percorso di cura e valorizzazione dei beni comuni del territorio attraverso l’accrescimento della consapevolezza e il coinvolgimento attivo di studenti e giovani come volontari.
ATTIVITA’
1) Concorso di idee nelle scuole
Si realizzeranno negli Istituti scolastici del territorio workshop di orientamento per sensibilizzare alla conoscenza dei luoghi e dei siti di rilevanza artistica, storica e culturale dell’area atellana, ma anche delle sue realtà critiche.
Gli studenti potranno in seguito partecipare a un concorso di idee per progettare un sito web interattivo con una mappa di comunità del territorio, con schede di presentazione dei punti di interesse, con foto, disegni, testi.
2) Workshop: creazione di un sito web di comunità
In un workshop i volontari e gli studenti selezionati nell’attività 1 realizzeranno, col supporto di esperti, un sito web interattivo con:
– i luoghi e i siti di rilevanza artistica, storica e culturale, delle sue diverse epoche. Le varie epoche della città verranno segnalate attribuendo colori diversi alla segnalazione dei vari siti di interesse;
– i luoghi critici del territorio, le situazioni da denunciare, da recuperare o in corso di recupero, le aree di abusivismo edilizio, di sversamenti abusivi, e così via.
Cliccando su ogni luogo di interesse, si aprirà una scheda didattica illustrata di approfondimento, fruibile sia dagli insegnanti delle scuole del territorio sia da ogni cittadino per condurre da soli o in gruppi visite di riscoperta del territorio. Ne emerge un percorso interattivo di sviluppo di senso critico e una cassetta degli attrezzi per essere cittadini informati e attivi nella protezione, nel recupero e nella valorizzazione del territorio.
3) Workshop di diffusione nelle scuole
Verranno realizzati laboratori presso le scuole, impiegando il sito web come strumento didattico finalizzato a facilitare lo sviluppo, tra 1.000 studenti, di una maggiore consapevolezza delle risorse del nostro territorio ma anche un forte senso critico proteso alla sua trasformazione responsabile.
In continuità con i rapporti di collaborazione dell’Istituto di Studi Atellani con tutte le scuole del territorio , si segnalerà ai docenti il sito con i suoi materiali didattici, per dar continuità al progetto e aprire la mappa di comunità agli sviluppi futuri del territorio.
4) Laboratorio di teatro storico
Per recuperare attivamente l’identità locale e fornire ai giovani strumenti per ripensarla positivamente, come asse di un cambiamento responsabile e consapevole del territorio, si impiegherà lo strumento del teatro, con studenti degli Istituti superiori, per rappresentare aspetti simbolici della storia e dell’immaginario locali. Si svilupperanno così competenze di espressione e relazione, e un senso di appartenenza alla comunità .
5) Partecipazione attiva alla vita comunitaria
Il progetto realizza una buona prassi, da estendere ad altri punti di interesse del territorio.
Un gruppo di giovani avvierà un percorso di partecipazione da protagonista alla vita sociale della propria comunità , in un servizio di volontariato strutturato che coinvolgerà i giovani nel rendere fruibile un luogo significativo della storia locale.
Atella, città antica

Dalla città osca all’eredità culturale della Campania
Atella fu una città di origine osca, una delle più antiche della Campania. Fu occupata dai Romani nel 210 a.C. e dalla città prende nome l’atellana, una forma di spettacolo teatrale che influenzerà enormemente il teatro latino.
Le rovine della città , consistenti in case private, numerose tombe e il giardino di Virgilio, sono oggi dislocate nei siti dei comuni di Frattaminore, Orta di Atella, Sant’Arpino e Succivo. Alcuni studiosi ritengono che il territorio di Atella fosse più vasto e comprendesse anche i suoli oggi occupati da parte degli abitati di Caivano, Gricignano di Aversa, Cesa, Frattamaggiore, Grumo Nevano, Sant’Antimo; altri a questi comuni aggiungono addirittura Afragola, Casavatore, Casoria e i quartieri dell’area settentrionale di Napoli.
Oggi gli abitanti di queste città fanno parte di un’unica comunità legata da una storia e tradizioni comuni.
Studi Atellani
L’Istituto di Studi Atellani è nato per incentivare gli studi sull’antica città di Atella e delle sue fabulae, per salvaguardare i beni culturali ed ambientali e per riportare alla luce la cultura subalterna della zona atellana.
Ha lo scopo di raccogliere e conservare ogni testimonianza riguardante l’antica città , le sue fabulae e gli odierni paesi atellani; pubblicare gli inediti, i nuovi contributi, gli studi divulgativi sullo stesso argomento, nonchè un periodico di ricerche e bibliografia; ripubblicare opere rare e introvabili; istituire borse di studio per promuovere ricerche, scavi, studi, tesi di laurea, specializzazioni su tutto ciò che riguarda la zona atellana; collaborare con le Università , gli Istituti, le Scuole, le Accademie, i Centri, le Associazioni, interessati all’argomento; incentivare gli studi di storia comunale e dare vita ad una apposita Rassegna periodica ed a Collane di monografie e studi locali; organizzare Corsi, Scuole, Convegni, Rassegne, etc..
L’Istituto di Studi Atellani ha sviluppato negli anni una spiccata attività di carattere culturale ed educativo, in forte raccordo con le scuole del territorio.
Per maggiori informazione consultare il sito: www.iststudiatell.org
All’interno del sito è possibile scaricare gratuitamente diverse pubblicazioni realizzate dall’Istituto negli anni.
Concorso Fotografico

Atella Viva necessita di bravi osservatori. Armatevi di camera fotografica o dei vostri cellulari, visitate i territori indicati nella mappa che avete tra le vostre mani, e FOTOGRAFATE I LUOGHI contrassegnati da bollino verde e bollino rosso. Selezionate tra i vostri scatti soltanto 3 dei più belli per raccontare 1 LUOGO D’INTERESSE CULTURALE e altri 3 scatti per raccontare 1 LUOGO DA RECUPERARE.
Inviate gli scatti (di peso non superiore ai 2 Mb) via email all’indirizzo: atellaviva@gmail.com entro il 15 dicembre 2017.
Le migliori fotografie verranno pubblicate nella sezione “concorso fotografico” e i primi tre classificati riceveranno un attestato firmato dal Presidente dell’Associazione.
Clicca sulla mappa per scaricare la brochure.
FOTO VINCITRICI DEL CONCORSO:


Mappa di comunità
Schede

SITI DEL BOLLINO VERDE:
| Chiesa Confraternita del Rosario (Chiesa di S.Agrippino) |
| Localizzazione del sito: Il sito, in questione, si trova in Arzano (NA), in p.zza Cimmino. Descrizione del sito: La struttura a croce latina con tre navate ed il portale di accesso attuale risale alla fine del XVIII secolo. All’interno è possibile ammirare diverse opere di Salvatore Cozzolino, risalenti al XIX secolo. L’altare maggiore è in marmo ed è dedicato alla Vergine Maria. Dalla chiesa si può accedere alla cappella della Confraternita del Rosario. Essa si caratterizza per lo stile barocco. Ipotesi di valorizzazione Per poter valorizzare ancor di più la struttura vi è bisogno di lievi cambiamenti, come migliorare l’illuminazione e cambiare le sedute. Si potrebbe realizzare, inoltre, una struttura ludica (campetto di calcio,ecc..) per creare un gruppo di aggregazione per gli abitanti, soprattutto per i giovani. Si potrebbe creare un chiostro aggiuntivo con delle opere d’arte dei cittadini, in modo tale che i visitatori si sentano attratti a frequentare la chiesa.
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| Archeologia industriale a Frattamaggiore |
L’ex canapificio è ubicato in via Vittorio Emanuele III ed è attualmente di proprietà della MEC DAB, società che ha acquisito la vecchia area industriale trasformandola in un consorzio di nuove aziende. Lo stabilimento adottò il modello architettonico a sviluppo orizzontale con la costruzione di una grande caldaia a vapore con lucernario e alta canna fumaria. Accanto vi erano i locali per la lavorazione della canapa e gli edifici a padiglioni per l’alloggio degli operai, grandi macchinari tecnologici della Ditta Ercole Marelli col motore Mac, un serbatoio di 22 metri di altezza atto a contenere 50 metri cubi d’acqua con la finalità di ridurre possibili incendi e vari opifici per il candeggio e la lucidatura delle corde. Dunque, la struttura cercava di garantire la sicurezza dei lavoratori a cui venivano concessi alloggi e il convitto per la creazione di una piccola comunità di lavoratori. Oggi si estende per circa 55 mila ettari, dei quali 30 mila sono occupati da capannoni, tra cui si trova ancora il serbatoio per l’acqua e un orticello biologico di nuova costituzione. I locali che ospitavano la grande macchina a vapore utilizzata in passato per alimentare le attrezzature sono oggi adibiti a sala per ospitare convegni e ricevimenti. Nel locale caldaia dell’ex canapificio vi è inoltre un pozzo da cui si diramano dei cunicoli, i quali durante il secondo conflitto mondiale furono utilizzati come riparo dai bombardamenti degli angloamericani. Alcuni edifici sono rimasti intatti, mentre altri, di nuova costruzione, presentano delle chiare differenze strutturali. Un altro ex canapificio che si contraddistingue per la sua estensione è situato in via Carmelo Pezzullo, edificato nel 1914 dall’industriale canapiero e sindaco di Frattamaggiore commendatore Carmine Pezzullo, attualmente di proprietà della famiglia Lendi. Nella sua prima fase costruttiva si presentava diviso in due corti: la prima era la zona residenziale con una bellissima villa, la seconda era la vera e propria area industriale che ai suoi tempi era modernissima, dotata di una nursery dove le operaie potevano allattare i loro bambini e di strumenti industriali all’avanguardia. La famiglia Lendi la rilevò già dismessa alla fine degli anni ‘90 e nell’area riprende in parte il lavoro tessile. Sulla ciminiera dell’ex-canapificio Pezzullo vi era un parafulmine. All’interno della struttura al momento si trovano alcuni depositi e uffici, un bar, un negozio di abbigliamento, un’accademia di danza e una pizzeria. Attualmente questa struttura confina con la villetta comunale. Quanto alla storia post Prima Guerra Mondiale, c’è da ricordare che il Pezzullo voleva che un tratto della ferrovia di Stato partisse dalla stazione di Frattamaggiore-Grumo Nevano e arrivasse direttamente nella sua industria. Per fare ciò era necessario che fosse abbattuto l’interposto palazzo Crispino, dove appunto Pasquale Crispino aveva la sua industria di tintoria, costruita alla fine del XIX secolo. Per questo motivo, grazie al suo ruolo di sindaco e alla presenza in parlamento del fratello deputato Angelo, appartenente al Partito Liberale, Carmine Pezzullo pensava di poter costringere il Crispino a cedere il suo stabilimento. Tra i due proprietari sorsero accese divergenze. Pertanto il Crispino si iscrisse al partito fascista e in poco tempo divenne il Podestà di Frattamaggiore e riuscì così a reprimere i propositi del Pezzullo. Crispino organizzò con alcuni militanti fascisti un raid a Frattamaggiore per piegare le resistenze del gruppo liberale dominante; ma quando i fascisti rivelarono l’intenzione di dare alle fiamme l’industria del Pezzullo, intelligentemente il Crispino capì che centinaia di capifamiglia avrebbero perduto il lavoro. Non ci sono pervenute notizie a cavallo delle due guerre. L’unica informazione di cui siamo a conoscenza è la ristrutturazione avvenuta negli anni ‘40, durante la quale sono stati aggiunti un serbatoio d’acqua e travi reticolari con pilastri.
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| Il borgo di Casapozzano e la chiesa di San Michele |
Il borgo L’antico borgo di Casapuzzano è una frazione del comune di Orta di Atella in provincia di Caserta, situato lungo la strada provinciale che conduce a Marcianise. Le testimonianze archeologiche venute alla luce inducono a ritenere che questa località fosse abitata già nel periodo romano-imperiale. L’origine del toponimo pare debba collegarsi alla cospicua presenza in quell’area di pozzi d’acqua, il che si spiega con l’esistenza di un’importante falda acquifera posta a pochi metri di profondità dal suolo. Da qui la prassi della popolazione atellana di attingere l’acqua da quei pozzi, ritenuti per di più le uniche fonti di acqua pura esistenti in quel territorio. Questo spiegherebbe l’origine del toponimo Casapozzano quale derivazione di Casaputeana o Casale del pozzo, dal latino puteus. Nel periodo medievale Casapozzano appartenne al Ducato longobardo di Benevento: con la fondazione di Aversa ad opera dei Normanni fece poi parte della “Baronia Francisca seu Musca”. Nel 1269, durante la reggenza di Carlo I d’Angiò, divenne signore di Casapozzano Rainoldo d’Avella: nel 1298 il Casale fu in parte di proprietà di Isabella Filangieri. Fu quindi uno dei Casali di Aversa fino all’epoca Murattiana, quando, in seguito all’istituzione dei Comuni, rientrò nella giurisdizione di Succivo. Molto importante per la storia del piccolo borgo è l’antico Castello che costituisce il nucleo e l’anima storica della cittadina. L’antico maniero, già esistente in epoca medievale, ebbe il suo momento di splendore sotto i Capece Minutolo, signori di Casapozzano nel 1378. A questo periodo risale un primo intervento di ampliamento e di restauro eseguito per volontà del Cardinale Enrico Capece Minutolo, Arcivescovo di Napoli. Verso la fine del ‘700 fu nuovamente ampliato ed abbellito con stemmi, cornici e singolari ciminiere. L’attuale configurazione dell’edificio si deve dunque agli interventi settecenteschi e tardo-ottocenteschi voluti principalmente da Alicia Higgins, nobildonna irlandese e moglie di Vincenzo Capece Minutolo. Fu la stessa Marchesa che nel 1848, in seguito a delle controversie con l’amministrazione governativa (a quel tempo Casapozzano era sotto la giurisdizione di Succivo), riuscì, con un plebiscito popolare, ad ottenere il disgiungimento da Succivo ed il passaggio alla giurisdizione di Orta di Atella. Un’altra preziosissima testimonianza della storia del borgo è la chiesa di San Michele Arcangelo in cui, nel corpo di fabbrica medioevale, sono custoditi i resti di un ciclo di affreschi risalenti tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo. La chiesa La Chiesa di San Michele Arcangelo di Casapuzzano sorse sulla via che si dipartiva da Atella e che si diramava poi, nell’area del Clanio, nelle direzioni di Capua, di Caserta, di Maddaloni e di Acerra, lungo le quali pure si incontravano altri siti micaelici, come quello di Marcianise e del Gualdo di Sant’Arcangelo. Si può dire che l’orizzonte della prospettiva che si può operare da questa chiesa verso i cigli e le rocche del pre-appennino campano che precede il valico per la Puglia e per il Santuario maggiore, sia un orizzonte tutto micaelico punteggiato dei santuari anche visibilmente osservabili dedicati a San Michele (Maddaloni, Caserta Antica, Sant’Angelo in Formis). La Chiesa sorta al luogo d’origine di questa prospettiva, che era propria anche dell’antica diocesi atellana, non poteva che essere dedicata a San Michele. La certezza storica dell’antica esistenza della Chiesa di San Michele in Casapuzzano proviene da due documenti, che sono contenuti nella Rationes Decimarum in Campania pubblicata dal Vaticano e che risalgono al 1324. Questi documenti parlano esplicitamente della “Ecclesia Sancti Michaelis de Casapuczana” e la descrivono come una chiesa abbaziale. Da essi si evince che la Chiesa di San Michele era una abbazia retta da un abate e che aveva un presbitero che la officiava: l’abate proveniva dall’area cassinese e si chiamava Dyonisio de Trajecto ed il presbitero si chiamava Iunta de Vico (o de Vito). |
| La chiesa di San Canione |
La chiesa di San Canione di Sant’Arpino ha un’origine antica, risalente al III secolo dopo Cristo. Si tratta di un antico edificio religioso di difficile datazione, considerato un oratorio paleocristiano dell’epoca atellana. Dedicata al santo di origine pirenaica (292 d.C. circa), la chiesa sembra essere stata anche la sua tomba fino alla traslazione del corpo ad Acerenza, avvenuta nel 779 d.C. Porta inoltre il titolo di “Santa Maria delle Grazie”. La chiesa ha una struttura a pianta rotonda. La facciata presenta tre vani di diverse dimensioni. In quello centrale, all’interno di un trittico di lunette, si trovano tre affreschi di impronta originaria bizantina, rimaneggiati nel tempo, che raffigurano la Madonna delle Grazie, San Canione e San Nicola. All’interno dell’edificio è conservata una pregevole statua lignea di San Canione, risalente al XVI secolo. Accanto al romitorio è stata costruita, nel 1969, la seconda parrocchia del paese. Una leggenda narra di dodici o tredici vescovi africani che, durante le persecuzioni vandaliche del V secolo, furono scacciati dall’Africa. Catturati e costretti a imbarcarsi su una nave vecchia e fatiscente, senza remi né vele, i vescovi furono lasciati in balia del mare con l’intento di farli morire. Tra di loro si dice vi fossero Rosio, Secondino, Eraclio, Benigno, Prisco, Elpidio, Marco, Agostino, Canione, Vindemio, Castrense e Tammaro. La nave, però, non affondò. Spinta da correnti favorevoli, arrivò in Campania, permettendo ai vescovi di diffondersi tra i paesi dell’entroterra. Questo spiegherebbe perché San Canione viene talvolta raffigurato con la pelle nera. In realtà, questa leggenda è una rielaborazione medievale della storia della cacciata di Quodvultdeus, vescovo cattolico di Cartagine, e di un grande numero di chierici. Essi, nudi e privati di ogni bene, furono espulsi da Genserico e costretti su navi fatiscenti. Secondo la leggenda, anche loro riuscirono a giungere in Campania, tra il 439 e il 440 d.C. |
| La Chiesa di San Sossio |
| La chiesetta attuale (parrocchia poi abolita e recentemente entrata a far parte della parrocchia della Trasfigurazione) è dedicata al titolare San Sossio levita e martire e fu edificata a seguito di abbattimento e ricostruzione della precedente cappella campestre, fatta innalzare all’epoca dai Filomarino nel XVI secolo. Nel sec. XVII ne furono proprietari anche i nobili Beneventa, gli stessi signori feudali che abitavano nel castello di Frattapiccola. Del precedente edificio religioso si conserva ancora il bel portale in marmo bianco, scolpito a bassorilievo, riproducente più cornici ed elementi minuti verticali, ad ornamento e che abbellisce l’ingresso della piccola chiesa attuale. Con facciata a capanna, semplice ed essenziale nella sua architettura, il vano ecclesiale conteneva anche un semplice pavimento in cotto, del sec. XVIII, oggi conservato in forma residua in quanto alcuni anni fa vi è stato rubato il bel rosone centrale (quello attuale ne è una riproduzione). Sull’altare fa bella mostra di sé una tela settecentesca con l’immagine della Madonna del Rosario, mentre il piccolo simulacro del titolare San Sossio è posto all’interno di un’idonea scarabattola. Probabilmente quest’antica cappella dovette nascere nel sito dove, al tempo di Atella, in epoca imperiale romana, esisteva un insediamento campestre di culto pagano caratterizzato da un remoto “tempietto compitale” compreso nella centuriazione dell’ager campano. |
| Teverolaccio |
Nell’XI secolo Atella era ormai ridotta a piccolo villaggio a causa della minaccia dell’invasione longobarda. È proprio in questa fase che cominciarono a formarsi quei piccoli insediamenti rurali (loci, vici) nella massa atellana, abitati di modeste dimensioni che in seguito sarebbero diventati i casalia: è il caso di Pumilianum, Crispanum, Fractula piczula e di altri loci e villae corrispondenti agli attuali comuni di Pomigliano, Crispano e Frattaminore. Di Teverolaccio invece non si ha testimonianza in nessun documento anteriore al XII secolo, il primo documento in cui viene citato infatti risale al 24 settembre 1120. Per tutto il secolo successivo e l’età aragonese non si hanno più notizie di Teverola di san Sossio, o Teverola Arsa, sebbene la Torre, che si trova ancora oggi nel casale, risalga proprio a quel periodo. La successiva documentazione si ritroverà nel XVI quando il feudo in seguito verrà conosciuto con i nomi di Teverolazzo, Trivolazzo e Teverolaccio. Si può far risalire all’età aragonese la costruzione della Torre, primitivo nucleo del casale, ma non si hanno documentazioni che attestino la consistenza dell’abitato. Preposta al controllo di importanti vie di comunicazione tra Acerra, Aversa, Capua e Napoli, questa torre semaforica mostra infatti i caratteri tipici delle costruzioni difensive aragonesi. Dal punto di vista architettonico, la torre si presenta a pianta quadrata con scarpa. Essa risulta suddivisa in tre livelli da cordonature toroidali; ogni livello presenta un’apertura su ogni lato in piperno, caratterizzata da un arco a tutto sesto e da una cornice modanata. È inoltre coronata da una caditoia a beccatelli e da una ghiera merlata di archetti a tutto sesto. La preesistenza della torre rispetto al Palazzo Baronale è suggerita dalle cordonature orizzontali che non trovano continuità nei muri perimetrali dell’edificio, e dalla diversa tipologia delle aperture, che nel palazzo si presentano di forma rettangolare. Nel 1548 Giovan Battista Palumbo possedeva in totale a Teverolaccio 93 moggia di terreno, in parte piantate a vite maritata, ed in parte seminata a grano. Il Palazzo baronale venne costruito proprio sotto il baronato dei Palumbo, probabilmente tra il 1520 e il 1539, ed era costituito da un corpo lungo che incorporava la preesistente Torre, e da un altro corpo ortogonale a questo che si estendeva fino all’androne. Attualmente l’edificio è impostato su una pianta ad L e si sviluppa su due livelli. Le facciate sono lisce e prive di elementi decorativi, scandite solo dalle finestre al secondo livello, mentre il granile presenta aperture ogivali. Sul fronte principale il portale è affiancato da finestre con grate, mentre al secondo ordine vi sono finestre rettangolari di piperno modanate. Dopo l’avvicendarsi di varie proprietà, il 10 maggio 1564 Ascanio Filomarino, figlio di Scipione e nipote del cardinale, prese possesso del casale e della torre. Poco dopo l’acquisto del casale, i Filomarino ottennero di potervi svolgere all’interno una fiera ed un mercato soprattutto di animali da macello, formaggi e salumi, che in breve tempo acquisì notevole fama. Il mercato si svolgeva ogni settimana di mercoledì ed era molto frequentato sia da avventori che da mercanti, poiché si trovava in una posizione molto vantaggiosa ed offriva uno spazio molto ampio per la vendita, con postazioni sia scoperte che coperte e i cui affitti portavano notevoli introiti ai proprietari del casale. I Filomarino inoltre con l’acquisto del casale di Teverolaccio acquisirono anche il patronato sulla chiesetta di San Sossio, che riedificarono, come si legge sull’architrave del portale rinascimentale che porta incisa la data 1654. Il casale di Teverolaccio fu poi acquistato nel 1807 dalla Principessa Emanuela Pignatelli di Tricase, quando il villaggio contava circa 40 abitanti. In seguito passò al figlio Giovambattista Gallone. In questo periodo continuò ancora a tenervisi il mercato che però andò lentamente in decadenza fino ad essere soppresso del tutto, alla fine di una lunga controversia per i diritti del suolo tra il Principe di Tricase e il Comune di Succivo. Nella descrizione di G. Parente del 1855 il casale di Teverolaccio appariva come deserto e in rovina e vi si contava una popolazione di 18 persone. Nel 1772 fu realizzata la Carta da un tecnico del Comune di Aversa, Vincenzo Fioravanti. Nella Carta il Fioravanti rappresentò Aversa ed i territori circostanti, probabilmente su un disegno precedente e senza apportare aggiornamenti alla rappresentazione urbana, in considerazione della finalità puramente amministrativa del documento e come supporto grafico all’elenco degli insediamenti che rientravano sotto la giurisdizione aversana. La Carta fu commissionata infatti non per rappresentare il territorio dal punto di vista fisico e geografico, ma allo scopo di realizzare una riproduzione dell’Agro Aversano incentrata sulla città di Aversa, intesa come capitale storica e culturale del territorio. Il casale di Teverolaccio viene rappresentato in pianta, dalla forma rettangolare, nella quale è chiaramente riconoscibile l’asse che collega i due portoni d’ingresso, e il collegamento con la strada che conduce a Ponte rotto. È raffigurato l’ingombro del Palazzo Baronale, tuttavia rappresentato come un unico corpo lungo e non nella sua reale articolazione ad L, mentre sul lato Est ed Ovest sono riconoscibili inoltre gli altri edifici addossati alla cinta muraria. |
SITI DEL BOLLINO ROSSO:
| Villa comunale di Arzano |
| Localizzazione del sito
Il sito, in questione, è localizzato in Arzano (NA) e presenta un’entrata in via Alfredo Pecchia e un’altra in via Napoli. È possibile giungere al sito anche grazie ai trasporti pubblici come, per esempio, il bus A20 e il bus T33. Le fermate più vicine alla villa comunale sono:
Le entrate rappresentano una via verso il degrado. Chi per la prima volta viene ad Arzano ha la sfortuna di accontentarsi di ciò che resta della villa comunale. Ora ci sono: aiuole non curate, panchine imbrattate, giostre distrutte e la piscina è diventata un ricettacolo per rifiuti di ogni genere. Spazi verdi occupati da fumatori e siringhe vuote. Inoltre, vi è un’intera parte completamente trascurata e abbandonata, da coloro che dovrebbero curare la manutenzione della villa comunale. La zona è ormai fatiscente a causa di una cattiva politica e dell’inciviltà della gente. Ipotesi di recuperoVi è bisogno di un cambiamento radicale sotto tutti i punti di vista. A partire dalle cose basilari, quali possono essere l’illuminazione pubblica, la bonifica della flora, la sorveglianza e la manutenzione. In realtà, vi è bisogno di un completo restyling, ma soprattutto di una continua cura di quello che potrebbe essere un punto d’incontro per i cittadini di tutte le fasce d’età.
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| Villa Laura a Frattamaggiore |
| Localizzazione del sito
Il sito è localizzato nei pressi della stazione ferroviaria di Frattamaggiore (NA), in via Sossio Russo. La villa si trova in una zona densamente urbanizzata, facilmente raggiungibile dagli istituti scolastici circostanti. Inoltre, è nelle vicinanze di un parcheggio comunale. I paesi limitrofi sono Grumo Nevano e Sant’Arpino. Descrizione del sitoVilla Laura, edificata agli inizi del ‘900 per un privato frattese, prende il nome dall’amante del committente. Durante la Seconda Guerra Mondiale era stata adibita a centro sanitario di neuropsichiatria infantile, verosimilmente in seguito alla sua donazione al comune. Essendo stata abbandonata, fu utilizzata dal comune come scuola primaria e successivamente adoperata come caserma dei carabinieri sino al 2006, anno in cui la sede fu trasferita in via Rossini. Ad oggi la villa è inutilizzata. L’edificio si articola su tre livelli: il primo e il secondo piano constano di quattro ambienti, mentre il piano sotterraneo è costituito da un unico ambiente. Le pareti interne sono state tinteggiate di verde bosco, colore adatto alle esposizioni museali previste dopo le ristrutturazioni del 2010. Lo spazio esterno comprende un giardino, caratterizzato da alberi secolari, e un’area destinata alla ristorazione. Ipotesi di recuperoNoi studenti proponiamo varie idee per il recupero della struttura:
Liceo Classico “F.Durante”. Classe III sezione F
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| Antico Mulino di Frattaminore |
| Localizzazione del sito
L’antico mulino di Frattaminore è collocato in Via Roma n.68, ovvero cardo dell’antica struttura viaria dell’antica città osca denominata Atella. Il sito si trova a poca distanza da una delle piazze più importanti di Frattaminore dal punto di vista storico, nota per la presenza di un edificio storico risalente al periodo medievale; in origine questa struttura aveva una funzione difensiva, poi trasformata in residenza signorile. Purtroppo la zona non è collegata alla rete ferroviaria (la stazione più vicina è Frattaminore-Grumo Nevano) e l’area di sosta più vicina all’antico mulino è quella intorno alla chiesa di San Simeone, dove gli autobus possono effettuare il servizio di carico e scarico dei turisti. I comuni limitrofi sono: Frattamaggiore, Orta di Atella e Succivo. Descrizione del sitoL’antico mulino risale agli inizi del ‘900 ed è un tipico esempio di archeologia industriale. All’inizio si lavorava il grano per produrre la pasta in vari formati. All’interno ritroviamo una grande corte con giardino e la presenza di una serie di vani e un gran salone. Al piano terra inizialmente c’era una scuola, ma negli anni ’60 fu costruito anche un cinema, molto limitato per via dello spazio ristretto. L’ipotesi che ha riscosso più consensi nel gruppo redigente, dall’analisi delle fonti a disposizione, per lo più orali, è quella che la trasformazione da mulino a scuola sia avvenuta a causa delle conseguenze della Seconda Guerra Mondiale. Attualmente l’edificio è abbandonato. Sul lato, infatti, è possibile osservare la presenza di impalcature di sostegno, utilizzate in seguito al crollo di un’ala dell’edificio. Ipotesi di recuperoNoi proponiamo la realizzazione di un caffè culturale, che permetta ai ragazzi di incontrarsi e conoscere i giovani scrittori. Proponiamo inoltre di differenziare quest’area in vari settori artistici: musica, danza, teatro e cinema. Suggeriamo infine la realizzazione di una virtual reality zone, in cui sia possibile giocare ed imparare allo stesso tempo il nostro passato, proiettandoci alle origini della nostra città.
Liceo Scientifico “C. Miranda”, Classe 3E |
Articoli
| Workshop di comunità |
| Al termine del progetto si terrà un workshop di comunità nel quale presentare alla cittadinanza, alle associazioni e agli Enti Locali il percorso progettuale, il sito web, aprendo la progettazione del follow up. L’intento è far sì che il sito web e il lavoro nelle scuole diventino propedeutici a un lavoro esteso a tutto il territorio di riscoperta, riqualificazione e valorizzazione delle sue ricchezze. |
| Partecipazione attiva alla vita comunitaria – Visite guidate |
Il progetto realizza una buona prassi, da estendere nel “follow up”ad altri punti di interesse del territorio. Un gruppo di giovani avvierà un percorso di partecipazione da protagonista alla vita sociale della propria comunità , in un servizio di volontariato strutturato che coinvolgerà i giovani nel rendere fruibile un luogo significativo della storia locale. |
| Laboratorio di Teatro Storico |
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Obiettivi
Il laboratorio di teatro storico si propone di:
Il progetto ha coinvolto il Liceo Scientifico “Giordano Bruno” di Grumo Nevano e Arzano, con il coordinamento del direttore artistico Dott. Nico D’Agostino. Fasi principali
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| Workshop: creazione di un sito web di comunità |
Il workshop si è tenuto il 13 Gennaio con la collaborazione del dott. Giovanni Belardo e della dott.ssa Eva Schioppa.Il dott. Giovanni Belardo si è diplomato al Liceo Scientifico di Frattamaggiore, si è laureato in cultura e amministrazione dei beni culturali e ha conseguito la laurea magistrale in archeologia e storia dell’arte.
Ha frequentato la scuola di formazione in arte e teologia e si è specializzato in turismo religioso.Inoltre ha frequentato un corso per operatore e accoglienza turistica.
La dott.ssa Schioppa si è diplomata in lingue e ha conseguito la laurea in conservazione dei beni culturali. |
| Workshop al Liceo “Giordano Bruno” Arzano/ Grumo Nevano |
| Il giorno giovedì 30 novembre Davide Marchese, responsabile del progetto AtellaViva, ha incontrato quattro classi di Arzano e Grumo Nevano. |
Contatti
L’Istituto di Studi Atellani è un ente senza scopo di lucro sorto per incentivare gli studi sull’antica città di Atella e delle sue fabulae, per salvaguardare i beni culturali ed ambientali e per riportare alla luce la cultura subalterna della zona atellana.
SEDE LEGALE:
81030 S. Arpino (CE) – Palazzo Ducale
PRESIDENZA E RECAPITO POSTALE:
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Liceo Classico “F.Durante”. Classe III sezione F
Liceo Scientifico “C. Miranda”, Classe 3E